FACEBOOK 03.08.18

Due notizie, apparentemente prive di alcun legame:

Il CONI ha proposto la candidatura di Milano, Torino e Cortina insieme per i Giochi olimpici invernali del 2026.
La Svimez ha fornito nello stesso giorno i dati, disastrosi, dello scarso sviluppo del Sud, di centinaia di famiglie senza lavoro, dell’emorragia di giovani migranti verso il Nord Italia e l’Europa.

Vogliamo connettere e commentare le due cose?

Ma cosa vogliono ancora Milano e Torino? Milano, che dista da qualsiasi stazione sciistica degna di questo nome come da Firenze, ha due anni fa ospitato l’Expo. Torino è già stata baciata dai Giochi invernali nel 2006. E’ evidente che la candidata naturale sia Cortina. E che c’entra il fatto che Torino sia gestita dal M5S, Milano dal PD, e Cortina dalla Lega? Il CONI ha inventato il modo di tenere i piedi in tre scarpe. Indecente, più che innaturale

E quanto costerà allo Stato il finanziamento dell’evento? Questo ci porta alle notizie sul Sud, da cui risulta che mentre negli ultimi anni gl’investimenti pubblici nel Nord sono aumentati, quelli nel Sud sono diminuiti. Allora, cosa aspettano le città del Sud ad opporsi alla candidatura nordica ai Giochi olimpici invernali, e a pretendere che gli stessi soldi siano destinati a rendere già attrattivo il Sud per le attività produttive e per il turismo, e a farlo sapere a livello internazionale? Tra ingordigia del Nord e apatia del Sud le distanze non potranno che aumentare.

Le città del Sud dovrebbero svegliarsi, presentando un insieme di progetti incontestabili. Forse un buon vento del Sud potrebbe cominciare a spazzare via le disuguaglianze del Bel Paese. Ci vuole però qualcuno (più d’uno) che soffi.

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