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GLI IMPRENDITORI SECONDO W. J. BAUMOL

31 dicembre 2002

WILLIAM J. BAUMOL “Gli imprenditori, come molti altri esseri umani, sono motivati soprattutto dalle prospettive di ricchezza, potere e prestigio e, come molti altri impegnati in altre attività, spaziano ampiamente nel campo entro cui la moralità e la preoccupazione per il pubblico benessere li costringe. Conseguentemente, quando le norme istituzionali premiano i cacciatori di rendite, o attività distruttive come la guerra e il crimine organizzato, piuttosto che attività imprenditoriali produttive, è lecito aspettarsi che le risorse imprenditoriali di una economia vengano distratte dalle imprese più produttive.
… la strada più promettente per una società che voglia stimolare attività imprenditoriali produttive è quella di ridurre le opportunità per attività non produttive generatrici di rendite o per attività distruttive”.

William J, Baumol, The Free-Market Innovation Machine, Princeton University Press, Princeton, 2002, p. viii.

Questo testo non ha bisogno di molti commenti, ed è anche troppo facilmente riferibile a situazioni molto attuali.
L’unica precisazione che merita di esser fatta è che esso potrebbe essere interpretato nel senso che l’allocazione delle risorse verso scelte produttive anziché improduttive o distruttive dipenda solo dalle istituzioni, come se queste fossero la sede esclusiva di tali scelte, mentre il livello imprenditoriale fosse per sua natura estraneo ad esse e intrinsecamente a-morale.
Crediamo che oggi si sia più consapevoli del fatto che nessuno può tirarsi fuori da tali scelte, non tanto per motivazioni etiche che rimangono sempre personali e svincolate dai risultati economici, ma per la convenienza che tutti coloro che contribuiscono alle attività produttive hanno nel difendere la propria impresa e il proprio contesto socio-economico da forze capaci di bloccarne o invertirne lo sviluppo.