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BRIANZA: DUE STORIE DEL FUTURO

31 marzo 2008

Fra gli aspetti positivi dell’istituzione di una nuova provincia – purché ben motivata – vi è quello della più ricca disponibilità di informazioni sul suo territorio. È il caso della nuova Provincia di Monza e Brianza, una realtà specifica e diversa rispetto alla metropoli milanese, i cui elementi di conoscenza erano in precedenza non distinti da quelli dell’area metropolitana.
Sulla base dei dati finalmente scorporati da quelli della vecchia Provincia di Milano, sono state condotte recentemente ricerche importanti, che consentono finalmente di vedere luci e ombre, prospettive positive e negative per l’area della nuova Provincia, e di immaginare scenari alternativi. È possibile cioè avviare una strategic conversation sull’argomento, con l’obiettivo di rispondere alla domanda: quale futuro si prospetta per la Provincia di Monza e Brianza?

Nel costruire questi scenari in una prima stesura, seguirò alcuni principi e regole ben sperimentati: 1. Gli scenari non sono previsioni, né piani. Sono ‘storie del
futuro’ inventate, ma plausibili e coerenti; 2. In quanto ipotesi di riferimento, non conviene moltiplicarne il numero. Due scenari sono sufficienti; 3. Conviene costruire scenari radicalizzati, molti diversi tra loro, normalmente uno ‘ottimistico’ e uno ‘pessimistico’. La realtà si collocherà presumibilmente in una posizione intermedia. Ma non necessariamente. Anche i miracoli e le catastrofi avvengono (vedi ad esempio i casi opposti dell’Irlanda e dell’Argentina e, ovviamente, di molte imprese); 4. Gli scenari non debbono rispondere solo alla domanda:
‘Cosa avverrà?’, bensì anche a quella: ‘Se il futuro sarà così e così, cosa faremo?’. Questo significa che i destinatari, in una prima fase, faranno essi stessi parte degli scenari, e in una seconda saranno soggetti attivi, che possono e dovrebbero modificare i propri comportamenti e lo stesso ambiente; 4. Gli scenari devono essere ‘olistici’, cioè non semplicemente economici. Per comodità di esame, farò riferimento alle cinque prospettive riassunte nell’acronimo ‘STEEP’ (sociale, tecnologica, economica, ecologica, politica); alle quali sarà opportuno aggiungere, se non compresa nelle altre, quella umanistica, o culturale. Che forse è la più im- portante.
In teoria si dovrebbe seguire un’altra regola: quella secondo cui gli scenari non dovrebbero esprimere preferenze. Ma…

(L’articolo – di 7 pagine – è stato pubblicato sulla rivista di management Sistemi & Impresa, n. 3, marzo 2008. Chi volesse riceverlo in versione pdf (quindi indentica a quella comparsa sulla rivista cartacea) può richiederlo via email a giacomocorreale@libero.it.

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