Archive for dicembre 2009

EMAIL A DARIO CAGLIANO

28 dicembre 2009

Caro Dario,

Debbo dire che considero lo scritto di Patrizia Rettori di L&G uno strano cedimento, condito con tanti “se” che suonano come “qui lo dico e qui lo nego”. Spero che non ci siano interessi dietro, cioè proprio inciuci, che non sarebbero nello spirito di L&G (che dovrebbe discendere da quello di Giustizia e Libertà).
Il problema di fondo è che la strategia di B. costringe gli avversari a un “dilemma del diavolo”. E’ una strategia basata sulla provocazione. Chi reagisce è coinvolto in una rissa, nella quale non è più chiaro chi ha torto e chi ha ragione. (more…)

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GLI STUDI DI SETTORE: FINE DI UNA CLAVA IDEOLOGICA

27 dicembre 2009

Da oltre un decennio ho combattuto una battaglia solitaria contro il modo con cui sono stati usati gli studi di settore come strumento di persecuzione ideologica: di qui i buoni, cioè i lavoratori dipendenti proletari che pagano le tasse, di là i cattivi, i lavoratori autonomi capitalisti evasori.
…..

Tutte queste cose così semplici da dire e da capire, le ha espresse finalmente con estrema lucidità la Corte di Cassazione, con una sentenza resa nota il 21 dicembre scorso, scrivendo:
“Gli studi di settore sono da considerare una mera elaborazione statistica, il cui frutto è una ipotesi probabilistica che, per quanto seriamente approssimata, può solo costituire una presunzione semplice”.
Semplice, no?
(Per leggere il testo completo, vai a www.arengario.net/poli/poli414.html).

Nell’articolo ho tralasciato un concetto importante:che il modo con cui sono stati applicati gli studi di settore, basati su dati medi, è stato fortemente iniquo: ha infatti colpito i redditi più bassi, costringendo i contribuenti minori ad “adeguarsi” alle presunzioni statistiche per evitare di subire un accertamento (una sorta di avviso di garanzia) con tutti i relativi costi in termini di tempi e consulenze legali-fiscali; e ha contemporaneamente dato spazio ai contribuenti con redditi superiori alle presunzioni statistiche di eludere alla grande.

IL PARCO. STORIE DEL FUTURO

17 dicembre 2009

“La lotta contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio”
Milan Kundera, scrittore
“Le idee sono più pericolose degli interessi costituiti”
John Maynard Keynes, economista

Può sembrare strano che, come epigrafe ad un articolo che si propone di parlare di scenari, si parli di memoria (oltre che del peso delle idee, anche se sbagliate o manipolate).
Il fatto è che senza memoria nulla esiste veramente. Senza memoria l’entropia e la casualità (di cui fa parte l’improvvisazione) prevarrebbero sulla creatività. Spesso in modo arrogante.
Per questo, immaginare il futuro del Parco di Monza esige che si parli delle origini. Ricordando, tanto per cominciare, che senza il progetto originario e visionario di Luigi Canonica, realizzato duecento anni fa, il Parco di Monza non esisterebbe”.

(Da tempo mi vado occupando del “Cesareo Imperial Regio Parco di Monza”, forse il più grande (700 ettari) esempio di architettura del paesaggio del mondo. Tanto grande quanto invisibile, specie da parte di chi è interessato ad altre cose, meno culturali e ambientali.
L’articolo integrale – di pp. 7 – è stato pubblicato, con bellissime piante storiche e immagini, nella rivista fresca di stampa “Il Parco, la Villa”, quaderno n.6, insieme ad altri articoli di notevole livello, interesse e pregio estetico sull’argomento. La rivista è edita dall’Associazione Novaluna, http://www.novalunamonza.it.
Chi desiderasse una copia dell’articolo in pdf (quindi identico alla versione cartacea), può richiedermelo all’indirizzo giacomocorreale@libero.it).

ELOGIO DELL’INSICUREZZA

17 dicembre 2009

PROMETEO.

Fin dall’età della pietra gli uomini, figli di Prometeo oltre che di Adamo, si sono dati da fare per riuscire ad ottenere ciò che desiderano con il minimo sforzo. A partire dall’invenzione della leva e dalla ruota.
La logica conseguenza di questa inesausta attività è non soltanto che una persona acquisisce un moltiplicatore delle proprie forze (trasportare un quintale di roba su un carretto è molto meno faticoso che trascinarselo dietro), ma anche che ciò che richiedeva l’impiego di molte braccia, progressivamente ne ha richieste sempre meno (basterebbe guardare una sala telai di oggi, dove pochi tecnici governano decine di macchine, e ripensare a com’era cinquanta anni fa, popolata da centinaia di operai).
Contrariamente a ciò che ci si poteva aspettare, questo processo non ha costretto nessuno a restare con le mani in mano: c’è sempre stato qualcosa di nuovo da fare per tutti. Recentemente, la spesa di una famiglia media italiana per la comunicazione (TV, cellulari eccetera) ha superato quella dell’alimentazione. L’esperienza plurisecolare dimostra che i desideri degli uomini sono senza fine, passando dal recinto dei beni materiali al campo infinito degli intangibili, e rendendo inesauribili anche le attività necessarie per soddisfarli. E’ fatale che, con il progresso tecnico-scientifico, molte persone prima o poi non saranno più necessarie per svolgere un dato lavoro, e dovranno dedicarsi ad altro.
Appare quindi sorprendente che gli uomini siano sempre stati e siano tuttora presi sempre in contropiede dallo svolgersi di questo processo, e si comportino come se si trattasse di un fatto inaspettato e inaccettabile.
Il fatto è che i cambiamenti non avvengono in modo scorrevole, continuo, indolore. Avvengono per strappi, in modo discontinuo, e doloroso. L’“aggiustamento” (more…)

MESSNER, LA TOYOTA E IL PROCESSO BREVE

7 dicembre 2009

Reinhold Messner rivoluzionò il modo di conquistare gli ottomila… Se avesse preteso di realizzare la sua impresa con un semplice sforzo di volontà, ma usando i vecchi metodi, sarebbe morto congelato a 6 mila metri.

La Toyota ha rivoluzionato il modo di costruire un’automobile… Se avesse preteso di raggiungere questi risultati con i vecchi metodi, avrebbe consegnato al mercato auto difettose o prive di parti essenziali e sarebbe fallita.

Provate ora a pensare a che cosa è il “processo breve” di cui si discute…  Il risultato sarà la dilapidazione di risorse pubbliche (cioè nostre) in processi interrotti a metà, la franchigia per gli imputati colpevoli e il danno e la beffa per le vittime (Per il testo integrale, vai a www.arengario.net/piaz2009/piaz091129.html)