Archive for ottobre 2010

VECCHIO E NUOVO ULIVO

30 ottobre 2010

Quando Bersani ha parlato di “Nuovo Ulivo” mi sono detto: “Toh, dopo 16 anni hanno capito subito che l’Ulivo era qualcosa di diverso”. Quando Prodi lo fondò, ex comunisti e democristiani di sinistra erano nel pallone. Lo seguirono senza capirlo, ma non avendo alternative. Dopo ripresero i loro vecchi giochi: i demosin respinsero, arricciando il naso, un piatto che gli era stato graziosamente scodellato, gli excom se ne appropriarono, tanto per non sbagliare, imprimendogli il loro marchio letale.
I successivi consensi a Prodi (4 milioni alle primarie) avrebbero dovuto essere un memento del fatto che qualcosa era cambiato. Niente da fare. Sappiamo come è andata.
Ora sembra che Bersani (che io stimo molto, come Franceschini ed altri), abbia rivelato cosa intende per “Nuovo Ulivo”: un gruppo parlamentare unico tra PD, Idv e Vendola. Sembra una inclusione, e invece è ancora la vecchia logica dell’esclusione. La stessa logica degli “amici e compagni”, solo un po’ allargata, senza alcuna indicazione di grandi visionii e di contenuti coraggiosi da proporre agli elettori incavolati: quelli che fanno la differenza tra il 24%, tradizionale e a perdere degli excom, e il 34% del vero Ulivo a crescere. Non a caso ha suscitato tutta una serie di veti nel PD, con rischi di scissioni invece che di allargamento.
Veramente viene da dare ragione a Matteo Renzi.
Sono convinto che il dibattito interno sia il sale della democrazia in un partito. Ma vorrei che Bersani, una volta ascoltate tutte le voci, ci dicesse ogni giorno qual è la linea (riformista “senza se e senza ma” – mi si perdoni questa brutta espressione politichese! -, non gattopardesca né utopistica!) del PD sulle varie questioni. E che i dissenzienti accettassero che, dopo il dibattito, occorre allinearsi sul segretario. Dopo si potrà si pensare alle alleanze su qualche minimo comune denominatore.

ANTIGUA, ACI ED ENTI INUTILI

19 ottobre 2010

Gli argomenti dei malaffari berlusconiani ad Antigua e della Sias-Autodromo-ACM hanno messo in secondo piano uno scandalo che non è inferiore: quello della gestione dell’Automobile Club Italia (ACI). In altri Paesi, i club degli automobilisti sono sane associazioni tra cittadini privati, come da noi il benemerito Touring Club Italiano (TCI), che vivono dei contributi dei soci e di oculate attività economiche. Da noi invece l’ACI è un carrozzone che svolge funzioni inutili e gestisce aziende stabilmente dissestate (riesce a perdere anche con aziende bancarie e assicuratrici!), sulle spalle del contribuente. Vanta un milione 200 mila soci, ma il servizio della Gabanelli ci ha mostrato di che soci si tratta: molti di essi sono stati comprati per votare i consigli di amministrazione dell’ente.
La realtà è che si tratta di un carrozzone diretto da cialtroni incompetenti (qualcuno anche brianzolo, e ben in vista) che mangiano alle nostre spalle.
Si è tanto parlato a vanvera sulla abolizione delle provincie, come via per ridurre il costo della politica, e la spesa pubblica, per scoprire che la loro abolizione non porterebbe a nessun risparmio significativo, dato che esse svolgono, bene o male, funzioni essenziali che dovrebbero essere proseguite. La riduzione del numero di deputati e consiglieri, che sarebbe molto più efficace, rimane un flatus vocis. Ma soprattutto si tergiversa sulle migliaia di enti inutili e pseudo-utili (tra cui l’ACI è un caso eclatante) che potrebbero essere liquidati salvando i posti di lavoro e mandando a casa i boiardi. Pubblici o privati che siano (con buona pace del buon Armando l’Utopista).

IL NON ECONOMISTA 4

14 ottobre 2010

Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato che il ministro Tremonti sta gestendo il bilancio dello Stato, ma non sta facendo una politica economica.
Per l’esattezza ha detto: “Tenere in ordine i conti dello Stato è un mestiere fondamentale e difficile che Tremonti ha dimostrato di saper fare bene. Ma se l’incapacità di pensare alla crescita trasforma il Ministero dell’Economia in un Ministero del Bilancio, allora sarebbe auspicabile che il premier si facesse carico in prima persona delle scelte fondamentali di politica economica”.

Ora, a parte l’improponibilità della seconda ipotesi (Berlusconi sa di politica economica meno ancora di Tremonti, e meno ancora ne sa il neo ministro dello Sviluppo, il propagandista Romani: l’uno e l’altro hanno ben altro in testa), Montezemolo è stato generoso…
(Leggi il seguito su l’Arengario)

MECENATI? BASTA CERCARLI

13 ottobre 2010

Negli USA 34 “superricchi”, tra cui Bill Gates e Warren Buffett, hanno firmato un appello con il quale si impegnano pubblicamente a destinare a opere filantropiche almeno la metà del patrimonio personale accumulato nel corso della propria carriera (Warren Buffett devolve il 98%, ritenendo evidentemente che il 2% sia più che sufficiente per i suoi eredi). Si ritiene che molti tra i miliardari in dollari USA (circa 400) non vorranno restar fuori da questa prestigiosa lista.
E’ noto che cose di questo genere sono molto più facili negli Stati Uniti che da noi, sia per una cultura che associa il successo all’impegno di restituire alla società almeno una parte di ciò che si è ricevuto, sia perché il sistema fiscale favorisce queste donazioni.
Ma nonostante la cultura dominante (leggi il seguito su L’Arengario)

COME TI AGGIORNO UN PARCO STORICO

12 ottobre 2010

Il progetto di mettere nell’area del Parco di Monza un distributore di carburanti “a basso impatto ambientale” , egregiamente svelato ai lettori de “La Rivista che Vorrei” da Gimmi Perego, non costituisce una eccezione rispetto a come molti amministratori immaginano il futuro della Imperial Regia Villa e Parco di Monza. Così come non lo sono le altre proposte che possono apparire altrettanto cervellotiche: l’idea di costruire un orto botanico nell’area dell’Università di Agraria (dimenticando che essa è stata recentemente e filologicamente riqualificata, e che di orto botanico ce n’è già uno, grandioso ma dimenticato: i Giardini della Villa Reale); quella di reintrodurre un ippodromo (dimenticando che ne è stato eliminato recentemente un altro, abbandonato da decenni, per recuperare lo scenario storico e splendido del Mirabello); trasformare la Villa in un casino (senza accento, alla francese); eccetera.
In realtà queste proposte rientrano tutte in una visione, molto confusa ma persistente nella mente di molti amministratori… (leggi il seguito)