Archive for gennaio 2011

DELLA BELLEZZA

18 gennaio 2011

M.L. Grimani: “Contrasto”, da Cielo D’Alcamo

Gli scritti che parlano della bellezza mi attraggono, ma per lo piu’ mi deludono.
Forse perché sono fermo alla concezione crociana del bello, come categoria dello spirito umano insieme al vero, al buono e all’utile.
Trovo che attualmente la filosofia sia troppo asservita ala scienza, in particolare alla psicologia e alle scienze cognitive.
Dello scritto di Bahr mi ha colpito soprattutto la parte che tratta del rapporto tra bellezza e sofferenza, tragicità. Ma mi ritrovo di più nella sua sintesi, dove ricollega la bellezza a “situazioni sconvolgenti sia gioiose che dolorose”.
Secondo me la bellezza e’ sconvolgente perché coincide con l’atto creativo e, per chi la contempla, con una catarsi, una sublimazione di se’. La bellezza e’ neghentropica, e nello stesso tempo consente di vedere sè stessi presi nel gioco complesso della vita, dove è ovvio che la gioia si debba pagare con la sofferenza.
O mi sbaglio?

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MARCHIONNE E LA DISTRUZIONE CREATIVA

15 gennaio 2011

La vicenda Fiat mi fa ripensare a un libro del 1996, scritto da F.F. Reichheld, allora presidente della Bain & Company, una delle più importanti società di consulenza d’impresa, dal titolo “The Loyalty Effect”, tradotto approssimativamente in italiano con “Il fattore fedeltà”.

La tesi era semplice: il successo di una impresa è legato ad una equilibrata soddisfazione di tutti gli stakeholder, gli “aventi una posta” nell’impresa. Funziona così: offrendo un “valore superiore” ai clienti, una impresa attrae clienti più numerosi e più leali. Con la crescita, l’impresa è in grado di aumentare il numero e la lealtà dei collaboratori. Questo porta a una maggiore produttività e consente salari più alti. La maggiore produttività determina vantaggi di costo, e permette di offrire ai clienti un valore ancora superiore. Il minor costo genera maggiori profitti, e questi attraggono investitori (azionisti) soddisfatti e leali, rendendo possibili maggiori investimenti con cui offrire ai clienti un valore ancora maggiore. E così via.

L’autore non è un economista accademico, ma uno che era giunto a queste conclusioni sulla base delle consulenze prestate ai maggiori gruppi economici del mondo.

Marchionne sembra pensarla in un altro modo. (Leggi il seguito su Vorrei)