Archive for settembre 2012

QUANDO COMINCIO’ IL DECLINO

26 settembre 2012

Credo che ormai anche i più ottimisti si rendano conto che il nostro Paese, da alcuni anni, è caratterizzato da un processo denominato “declino”.

Ma in che cosa consista questo declino, e quando sia cominciato, è tutt’altro che chiaro.

Per lo più, quando se ne parla si sottintende “economico”. E quanto al punto di inizio, è facile confondere processi che si sono manifestati a partire da un certo momento, con caratteri più o meno permanenti dell’identità e dei costumi degli italiani.

È anche difficile capire quanta parte del declino del nostro Paese è endogena, e quanta è dovuta al fatto di essere coinvolto in processi in atto in aree più vaste e magari a livello globale.

Occorre poi tener conto del fatto che molti eventi presentano una faccia positiva e una negativa. Basti pensare al miracolo economico degli anni Cinquanta del secolo scorso: alla crescita tumultuosa della ricchezza nazionale, che portò lʼItalia ad essere la sesta economia mondiale, corrispose una devastazione irreversibile del “Giardin dello Imperio”.

Da parte mia cercherò di far riferimento non solo a fatti economici (leggi il seguito su Vorrei, oppure (more…)

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LASCIAMO KEYNES RIPOSARE IN PACE

7 settembre 2012

Roosevelt firma una legge del New Deal

Ho letto con preoccupazione la corrispondenza di Federico Rampini su la Repubblica del 18 agosto, a cominciare dal titolo: “Parte dal Brasile la rivincita di Keynes”. Non tanto per i contenuti in sé, ma per come può essere interpretato dalle nostre parti.

Keynes era un economista e un amministratore saggio e oculato. Le sue teorie davano per scontata una considerazione molto semplice, anche se poco seguita nei comportamenti politici: in periodi di vacche grasse conviene accumulare, mentre in periodi di vacche magre è insensato comportarsi come lo zio Paperone: conviene mettere mano ai risparmi. In particolare: quando l’economia ristagna, non ha senso perseguire il pareggio dei conti pubblici, o addirittura il surplus. Conviene “spendere in deficit” (deficit spending), per ridare fiato alle imprese e alle famiglie in difficoltà e promuovere la ripresa. Ma è evidente che questo è possibile se prima si è accumulato, se (leggi il seguito su Vorrei, oppure (more…)