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ECONOMIA DELLA BELLEZZA: MOLTA DOMANDA, POCA OFFERTA

24 luglio 2017

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Restaurare opere d’arte, architetture, paesaggi, oltre ad essere un valore per lo spirito umano ha una ingente valore  economico coerente con il primo.

Due notizie di questi giorni mi hanno particolarmente colpito: il fatto che il Parco Sigurtà sia stato visitato nel 2016 da 350 mila persone, e la sperimentazione di un “densimetro”, o “contateste”, per regolare l’afflusso di turisti nelle Cinque Terre.

Nei miei ricordi  il Parco Sigurtà, posto sulle colline moreniche a sud del Garda, premiato nel 2015 come il secondo parco più bello d’Europa  e nel 2013 come il primo in Italia, era  quel  luogo tranquillo, magnifico  nella flora e nel paesaggio,  dove una quindicina di anni fa portai  mia madre e mia suocera novantenni a respirare aria pura  e odorosa  e a spaziare con lo sguardo oltre la  ristrettezza delle strade e delle stanze cittadine.  E delle Cinque Terre ricordo  una passeggiata quasi solitaria e  quasi romantica lungo la Via dell’Amore, sull’”orlo della vasca sempre piena” come Melville definisce il mare, con mia moglie accanto e il primo figlio sulle spalle.

 

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Valeggio sul Mincio. Parco Giardino Sigurtà

 

Quelle e altre notizie analoghe sono all’ordine del giorno: basta citare il problema dell’afflusso di turisti  a Venezia e più in generale dell’affollamento asfissiante  di visitatori nei luoghi  più famosi per la loro storia, le opere d’arte o il paesaggio. Un fenomeno che rischia di degradare  progressivamente gli oggetti dell’ammirazione universale.

E’ nota la frase attribuita a Giulio Tremonti, ministro dell’economia del governo Berlusconi nel 2010, secondo cui “con la cultura non si mangia”. Questa frase  (da lui peraltro negata) ha fatto scandalo, ma in realtà riflette  una concezione  utilitaristica delle pulsioni umane  ancora dominante. Insomma, è ancora poco diffusa la consapevolezza della dimensione sconfinata della “domanda di bellezza” e della sua crescita esponenziale  in un mondo in cui, pur con crescenti disuguaglianze, molti milioni di persone sono uscite dallo stato in cui le proprie risorse economiche  erano appena sufficienti per  soddisfare i bisogni primari.

 

CINQUE TERRE Via dellAmore2

Cinque Terre. La Via dell’Amore.

 

L’affollamento incontenibile di visitatori  in un numero relativamente limitato di luoghi  lo dimostra. In termini economici significa semplicemente che la domanda di bellezza supera di gran lunga l’offerta: Se non lo si capisce non se ne traggono le conseguenze, potenzialmente molto positive. Restaurare, ricuperare migliaia di luoghi, monumenti, ambienti naturali ovunque, e di cui l’Italia è piena, oltre ad avere un valore estetico assoluto, cioè fine a sé stesso,  avrebbe anche un grande valore economico e potrebbe alleggerire la pressione sui soliti luoghi.

Chi ha compreso l’esistenza di un  potenziale “mercato della bellezza”  grande come un oceano ma in gran parte latente, e ha investito su di esso, ha ottenuto  un grande successo in primo luogo culturale, e in secondo luogo economico. Un esempio noto a tutti è quello della Venaria Reale. Ridotta a un rudere per secoli e fino al 1998,  è stata restaurata ed inaugurata nel 2006. Nel 2016 ha superato il milione di visitatori in un anno.  Io ho in mente un’altro caso, più piccolo ma significativo, che ho avuto occasione di visitare: i  Giardini del Castello Trauttmansdorff a Merano. Nell’ottocento era un luogo amato  dalla Imperatrice Sissi. Dopo la prima guerra mondiale, con il passaggio del Sud Tirolo all’Italia, il monumento venne abbandonato e, guarda caso, affidato all’Associazione Combattenti e Reduci, esattamente come l’Imperial Regia Villa e Parco di Monza dopo l’uccisione di Umberto I. Questo Ente incompetente riuscì a ridurlo a un rudere, con il giardino lottizzato in piccoli orti dati in  in concessione  ad affittuari. Nel 2001 è stato riportato agli antichi splendori, ottenendo riconoscimenti internazionali analoghi a quelli del Parco Sigurtà, registrando un afflusso turistico per tutto l’anno, e diventando un elemento di attrazione aggiuntivo per la bella città di Merano.

 

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Merano. Castello e Giardini Trauttmansdorff.

 

In altri termini: data la domanda sconfinata e montante di esperienze estetiche (del discutibile contorno turistico dirò poi), restaurare opere d’arte, architetture, paesaggi, oltre ad essere un valore per lo spirito umano ha una ingente valore  economico coerente con il primo.

Molti considerano l’accessibilità di un luogo come importante per la sua attrattività. Ma di gran lunga più importanti sono i valori culturali intrinseci di un opera d’arte o un luogo, che riassumo nella  parola “bellezza”. Gli umani superano qualsiasi ostacolo logistico pur di vivere una straordinaria esperienza estetica. Non citerò il Machu Picchu o l’Everest. Mi basta parlare di  Pienza, dove sono stato pochi giorni fa. Pienza è fuori mano, ma famosa perché il Papa Pio II  nel 1505 decise di costruire  una città ideale sopra l’antico borgo dove era nato, affidandone il progetto a un grande architetto del tempo, Bernardo Rossellino. Oggi Pienza è meta di turisti da tutto il mondo (“Da dove venite?” ho chiesto a due anziane signore. “Dall’Alaska”, mi hanno risposto). L’esempio di Pienza mi serve anche per sottolineare che molti luoghi famosi lo sono per un aspetto  che oggi viene scarsamente capito, perché viviamo in tempi di visioni ristrette, miopi, prendi e fuggi. E’ venuta a mancare al giorno d’oggi la sensibilità per le grandi visioni e prospettive,  che non riguarda solo il  piacere di rimirare un paesaggio grandioso, ma  anche la creatività culturale e l’ampiezza e  lungimiranza delle visioni politiche. Ebbene: Pienza è inclusa tra i beni del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco non soltanto di per sé, ma perché da essa si gode la vista dell’ampia distesa della  Val d’Orcia, modello della campagna toscana,  inclusa  come parte integrante del riconoscimento dell’Unesco.

 

Pienza view

Pienza e la Val d’Orcia

 

Dato che sto parlando di economia, non vorrei che si pensasse a un ragionamento aziendalistico. Un’azienda è  una struttura che investe e sostiene costi di gestione per offrire al mercato  prodotti o servizi apprezzati dagli acquirenti, da cui trae un profitto o, se è un’azienda non profit, risorse sufficienti a mantenerla e farla crescere in equilibrio contabile. Nel caso dei beni culturali il discorso è più complesso. In primo luogo, l’offerta di cultura rientra tra le funzioni proprie delle pubbliche istituzioni come di un bene comune.  In quanto tale deve essere finanziata in tutto o in parte con risorse pubbliche. In secondo luogo il suo valore intrinseco, che prescinde da quello economico, suscita in molti il desiderio di sostenerlo. E’ il caso del mecenatismo e del crowdfunding. In terzo luogo l’afflusso di visitatori genera ricadute economiche esterne al bilancio dell’ente gestore del bene in questione, molto importanti ma di difficile valutazione. L’economia  dell’offerta culturale va pertanto  al di là  della contabilità  dell’ente che gestisce  un bene culturale. Le  entrate  debbono essere integrate da risorse pubbliche e volontaristiche,  anche  in considerazione del fatto che i prezzi imposti  ai visitatori debbono essere “politici”, cioè tali da  consentire anche ai meno abbienti di potere godere del bene in questione.

Chi mi conosce sa già dove vado a parare.

Se c’è un luogo che potrebbe profittare alla grande della  domanda di bellezza insoddisfatta è l’Imperial Regia Villa e Parco di Monza. Il complesso costituito dalla Villa, realizzata da Giuseppe Piermarini, e  il Parco di 700 ettari progettato in modo unitario da Luigi Canonica, costituisce un unicum che, se restituito alla grandiosità originaria,  attrarrebbe  visitatori da tutta Europa e dal mondo.

Da recenti ricerche risulta che la posa della prima pietra della Villa nel 1774, cioè 240 anni fa, fu approvata dall’Imperatrice Maria Teresa anche perché le era gradito il proprio accostamento alla regina longobarda Teodolinda, che risiedette a Monza, e per il fatto che Monza fosse depositaria della Corona Ferrea, simbolo del Regno d’Italia come parte integrante del Sacro Romano Impero, di cui gli Asburgo furono gli ultimi eredi. Questo significa che una rivalutazione della Villa e Parco di Monza si trasmetterebbe naturalmente, senza forzature (vedi i ripetuti tentativi falliti di portare in  città il pubblico dell’autodromo)  a tutta Monza, riaffermandone l’identità e diffondendone una coerente notorietà.

 

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Imperial Regio Parco di Monza. Le prospettiva del Viale Mirabello alle montagne lombarde violata dal rudere della ex pista di alta velocità.

 

Purtroppo è il nostro  uno dei luoghi in cui l’ignoranza e la miopia anche economica, ispirata a un utilitarismo di breve durata, riescono a realizzare un doppio risultato negativo: uno sfruttamento degradante del monumento, specialmente del grande Parco, già violato nelle sue grandi prospettive  paesaggistiche da ecomostri  inutili e devastanti, e la lacerazione dei legami ideali e identitari tra Villa e la città di Monza.

Non voglio  toccare in questo articolo il tema del turismo di massa, che se da una parte esprime il desiderio di crescita culturale di milioni di persone, dall’altra assume forme deplorevoli di conformismo consumistico. Il tema richiederebbe una trattazione a parte. Per ora mi limito a  prendere posizione contro la grandi navi da crociera nel Bacino di S. Marco, e non contro l’industria turistica delle crociere in quanto tale.

Mi basta far rilevare  che il  restauro di beni e luoghi d grande valore storico, artistico, paesaggistico  contribuirebbe ad orientare i  viaggiatori  verso esperienze di crescita culturale più che verso  altri aspetti  meno elevati. Peraltro, una  volta stabilita la scala di valori, anche il turismo gastronomico può trovare una giusta e apprezzabile collocazione!

PAPA FRANCESCO CHIEDERA’ SCUSA?

16 marzo 2017

 

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Nel mio precedente articolo sulla Messa che Papa Francesco terrà nell’Imperial Regio Parco di Monza, il prossimo 25 marzo, avevo scritto di ritenere improbabile, sulla base di informazioni correnti che parlavano di strutture spartane, coerenti con lo spirito del Papa, che l’evento potesse causare gravi danni al grande prato del Mirabello, uno dei luoghi più rappresentativi del monumento. Soprattutto escludevo che gli eventuali danni potessero essere comparabili con quelli prodotti dai devastanti concerti rock già svolti e in programma nel Parco.

Purtroppo i lavori in corso dimostrano che mi ero sbagliato. Le strutture sono di gran lunga più imponenti e pervasive di quelle dei concerti rock. E purtroppo (se vuoi, prosegui la lettura su Vorrei) costituiranno un riferimento per ulteriori violenze a questo grande e incompreso patrimonio storico, architettonico, paesaggistico, naturalistico di cui Monza e la Lombardia sono immeritevoli depositarie.

 

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È ovvio che quando questo Papa straordinario sarà a Monza, per una cerimonia che verrà seguita in tutto il mondo, il tripudio generale, e particolare dei monzesi, toccherà livelli altissimi. La devastazione del Parco verrà oscurata, e anzi verrà considerata come un piccolo e superabile prezzo da pagare per il grande valore spirituale e d’immagine dell’evento.

Eppure, è evidente la contraddizione tra ciò che si sta facendo nel Mirabello e l’alta lezione che Papa Francesco ha impartito urbi et orbi sulla convivenza amorevole tra uomo e natura,  con la  lettera enciclica Laudato Si. Convivenza da lui considerata così importante da avergli fatto scegliere il nome di Francesco.

Per questa ragione mi aspetto che Il Santo Padre chieda scusa per l’offesa ai valori naturalistici del Parco, di cui sicuramente non era a conoscenza, e che impetri il perdono per i proponenti, gli organizzatori e gli impresari dell’evento, a rischio di essere collocati in qualche spiacevole bolgia dantesca.

MI piacerebbe anche che Papa Francesco suggerisse una soluzione costruttiva al problema dello svolgimento di eventi di grande richiamo perché questi, attraendo folle inconsapevoli di appassionati, non si traducano più in atti di violenza e sfruttamento di luoghi inadatti, distruggendone i valori per cui sono nati: il silenzio, l’ammirazione delle bellezze naturali esaltate dalla creatività umana, il godimento rispettoso di prati e boschi, la meditazione e il dialogo, l’aria pura.

Vorrei che il Papa facesse leva in particolare sui grandi cantautori, che troppo spesso predicano bene ma razzolano male sulla difesa dell’ecosistema di cui siamo parte, soprattutto a causa di pressioni economiche miopi e speculative. E suggerisse che queste manifestazioni si svolgessero in aree degradate o dismesse da attività produttive, contribuendo al loro risanamento e alla loro restituzione alla natura e a funzioni appropriate.

Per quanto riguarda in particolare Monza, non mancano le possibilità. In particolare vi è un’area vastissima, le Cave Rocca, che potrebbe essere trasformata in un grande parco al centro del quale realizzare una arena-anfiteatro. Le Cave Rocca potrebbero diventare le Cave Rock, e competere con il Circo Massimo di Roma! In tal modo l’identità e l’attrattività  di Monza non verrebbero alimentate per sottrazione, cioè distruggendo progressivamente il suo massimo monumento, ma per addizione di un nuovo, moderno ed esemplare luogo di convivenza tra uomini e natura.

 

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UN AUTODROMO A MISURA DEL PARCO?

2 luglio 2016

AUTODROMO DI MONZA SENZA CATINOHo letto il “Quadro strategico” del “Programma di adeguamento e riqualificazione dell’Autodromo di Monza”, pubblicato dalla Sias, gestore dell’Autodromo, e dall’Automobile Club di Milano il 13 aprile 2016.
Confesso di essermi accinto alla lettura con molta prevenzione. Mi aspettavo il solito omaggio formale all’importanza della Villa e del Parco di Monza come “il parco cintato più grande d’Europa”, come “un grande polmone verde”, il solito bla bla bla, seguito da proposte del tutto concentrate sulle pretese esigenze dell’autodromo, di regola devastanti per il Parco.
E invece no. La relazione, affidata a una squadra di esperti forestali, ambientali e paesaggisti, dimostra un’approfondita conoscenza e considerazione del valore del Parco, non solo negli aspetti naturalistici ma anche nelle valenze storiche e scenografiche, che francamente non mi aspettavo in un documento commissionato da Sias e ACM.
Credo che il modo migliore per illustrare la mia sorpresa sia la citazione di alcuni passaggi del documento (continua la lettura su Vorrei, oppure (more…)

DAL BOSCO SCOMPARSO AL BOSCO-GIARDINO

15 maggio 2016

VIALI DEL PARCO 02062009522C’è un frase che mi terrorizza quando si parla della Imperial Regia Villa e Parco di Monza: Sì, certamente bisogna restaurarli, però adeguandoli alle esigenze moderne. L’ho sentita ripetutamente pronunciare da politici di diversa estrazione, ma di pari mancanza
di consapevolezza del valore inestimabile del monumento.
Naturalmente, se ci si permette diobiettare qualcosa a quella sempre generica e allarmante esternazione, si viene trattati dall’alto in basso, etichettati come chi vuole imbalsamare
il monumento, additati falsamente come nemici delle attività sportive, delle manifestazioni dei giovani, delle innovazioni tecnologiche, e alla fine come coloro che
sanno solo dire di no.
Ma rifacendomi alle mie esperienze professionali, ho sempre in mente la lezione di un guru
dello Strategic management, Michael Porter, secondo il quale una buona strategia è fatta di molti no. Perché le risorse (more…)

UN MASTER PLAN PER I GIARDINI E I BOSCHETTI REALI

23 marzo 2014

BOSCHETTI REALIRecentemente la Giunta comunale di Monza ha approvato una delibera dal titolo “Linee guida per la riqualificazione dei Boschetti Reali e dei Giardini Reali in occasione dell’Expo 2015”, per concorrere agli stanziamenti di un recente decreto-legge nazionale che stanzia un fondo di ben 500 milioni per “promuovere la valorizzazione di specifiche aree territoriali, culturali e ambientali”.
In occasione di un incontro con alcuni rappresentanti del gruppo “Andiamo ai Boschetti”, promosso da Virginia Fumagalli e Anna Martinetti, il Sindaco Roberto Scanagatti ha anticipato alcuni elementi interessanti del progetto. Ha esordito dicendo che l’obiettivo principale è quello di ristabilire il collegamento della Villa Reale e del Parco con la città, di cui i Boschetti sono il tramite; collegamento a suo tempo eliminato con la costruzione della Via Boccaccio.
Il conseguimento di questa ricongiunzione avrebbe una grande valenza storica e paesaggistica, perché consentirebbe la restituzione dei Boschetti Reali al complesso Villa-Parco. A questo scopo il Comune intende costituire un gruppo di lavoro altamente qualificato, che dovrebbe redigere un master plan entro il mese di maggio, data di scadenza per la presentazione dei progetti.
Queste notizie suonano ovviamente come una musica (leggi il seguito su Vorrei, oppure (more…)